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Innovazione e nuove tecnologie. L'Italia è ancora indietro rispetto all'Europa.

Martedì 10 ottobre, Viviane Reding, Commissario europeo responsabile per la Società dell'informazione e i media, ha tenuto un'audizione presso il Senato italiano, di fronte alle Commissioni congiunte di Istruzione, Comunicazioni e Politiche Comunitarie.

Il settore dell'innovazione e delle nuove tecnologie dell'informazione è stato definito strategico per il raggiungimento degli obiettivi di prosperità e crescita economica fissati dall'Europa, rappresentando il principale motore di sviluppo competitivo futuro per le imprese del nostro continente. In questo momento storico le ICT forniscono il 50% della crescita di produttività in Europa.

Ciò nonostante, gli sforzi fatti dai paesi europei in questo settore sono ancora giudicati insufficienti a sfruttare la spinta propulsiva che tali tecnologie sono in grado di generare sull'economia. A fronte dei passi in avanti compiuti da paesi come Brasile, Cina e India e degli investimenti compiuti da Paesi leader come gli Stati Uniti, l'Europa risulta ancora in ritardo nel proporsi competitivamente sul piano globale.

Tra i vari aspetti valutati dal Commissario europeo, uno dei fronti più critici rilevati nel nostro paese riguarda le difficoltà di accesso alla banda larga. La copertura del servizio nel nostro paese (87%) risulta molto più bassa rispetto alla media dell'Unione europea, mentre il divario di accesso tra le zone rurali e quelle urbane è nettamente inferiore alla media (44% contro 65%). Anche in termini di penetrazione (13.2%) l'Italia riscontra valutazioni insufficienti, soprattutto rispetto ai dati forniti dagli altri quindici paesi membri (16.6%). Tali risultati rendono difficile lo sviluppo di applicazioni avanzate.

Ciò nonostante, è stato rilevato positivamente l'allineamento percentuale in termini di investimenti parziali connessi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (il 25% del totale). Tuttavia, la scarsità di investimenti complessivi in ricerca e sviluppo da parte delle imprese può pregiudicare lo sviluppo competitivo del settore su scala globale.

Infine, se l'Italia mantiene una posizione leader nella fornitura di servizi di e-government, con un'offerta di molto superiore alla media dell'Unione europea (60% contro 40%), si riscontra come questi vengano poco utilizzati dalle imprese (un problema comune ad altri Paesi europei) ed ancor meno dai cittadini.

Di fronte a tali carenze, Viviane Reding indica come soluzione un adeguato intervento politico, sia sul piano della sensibilizzazione di cittadini ed imprese, sia su quello di un maggiore investimento pubblico.

icona ico_pdf.gif Il testo dell'intervento di Viviane Reding

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