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Il DBE: prospettive e politiche per lo sviluppo locale

Questo approfondimento si propone di analizzare come l’introduzione di un modello di sviluppo basato sulle ICT possa essere funzionale alla crescita regionale, rafforzando il contesto ICT e agendo anche sul comparto industriale e sul più ampio sistema regionale. Nello specifico verrà analizzato il modello di sviluppo locale basato sugli “Ecosistemi Digitali di Business” (DBE), il suo impatto sul contesto regionale da un punto di vista macroeconomico e gli strumenti a disposizione delle politiche pubbliche per favorirne l’insorgere e il rafforzamento. Si cercherà inoltre di individuare gli spazi esistenti per tale modello all’interno della nuova programmazione comunitaria (2007-2013).

Il tema degli ecosistemi di business è un concetto che, negli ultimi anni, ha goduto di una buona visibilità, almeno a livello europeo, e che può essere considerato e definito attraverso almeno due diversi punti di vista. In primo luogo, il DBE rimanda a una piattaforma tecnologica sviluppata in open source e mirata a ottimizzare le relazioni commerciali tra le imprese e in particolare maniera le PMI. In seconda battuta, il DBE rimanda ad un modello per lo sviluppo regionale che favorisce, oltre alla riduzione del Digital Divide e a una maggiore disponibilità/utilizzo delle soluzioni Open Source, l’insorgere di alcune caratteristiche vincenti nella nuova economia quali: una maggiore condivisione della conoscenza, la creazione di meccanismi di collaborazione tra i diversi attori e un aumento della imprenditorialità.

Questo approfondimento trae ispirazione dal progetto PEARDROP (Promoting Ecosystems And Regional Development In Support Of Regional Operational Programming), una Specific Support Action (SSA) finanziata nell’ambito del Sesto Programma Quadro della Comunità Europea a cui il Piemonte partecipa attraverso CSP – Innovazione nelle ICT. Scopo del programma è raccogliere e diffondere i risultati della ricerca in merito agli “ecosistemi di business” e di renderla accessibile e utilizzabile per i policy makers regionali.

All’interno del progetto, CSP (in qualità di rappresentante della Regione Piemonte), si occupa di analizzare le implicazioni, in termini di politiche pubbliche e impatto macro-economico, correlate allo sviluppo di un approccio regionale orientato agli ecosistemi di business. Questo documento presenta i primi risultati del progetto PEARDROP per quanto riguarda il modello di sviluppo locale sottostante agli ecosistemi di business, la loro rilevanza all’interno delle politiche regionali e le possibili strade da percorrere per la loro implementazione.

LA DEFINIZIONE DI UN ECOSISTEMA DIGITALE DI BUSINESS E IL RELATIVO MODELLO DI SVILUPPO LOCALE

Come detto nell’introduzione, il DBE è un concetto complesso e si può ricollegare a due diverse prospettive. Da un punto di vista strettamente tecnologico, il DBE rimanda a una piattaforma sviluppata in open source e mirata ad aumentare il livello di e-adoption delle imprese, in quanto permette loro di ottimizzare le proprie relazioni commerciali con l’esterno grazie alle opportunità offerte dalle ICT. La piattaforma tecnologica è stata implementata attraverso un progetto del Sesto Programma Quadro dell’Unione Europea, che ha inoltre previsto la personalizzazione e la diffusione di tale tecnologia nel tessuto imprenditoriale (prevalentemente presso le PMI) di tre regioni europee (pilot regions): Aragon (Spagna), West Midland (Gran Bretagna) e Tampere (Finlandia).

Da un punto di vista più ampio, di tipo socio-economico, l’introduzione di questo strumento ICT ha delle conseguenze sull’intero sistema regionale di riferimento e quindi sottende un nuovo modello di sviluppo locale. L’implementazione e la diffusione della piattaforma tecnologica - oltre a ridurre il Digital Divide, a favorire l’e-adoption nelle PMI e una maggiore disponibilità/utilizzo delle soluzioni Open Source - promuove l’insorgere di alcune caratteristiche vincenti nella nuova economia quali: una maggiore condivisione della conoscenza; la creazione o rafforzamento dei meccanismi di collaborazione tra i diversi attori; l’aumento dell’imprenditorialità.

In estrema sintesi il Digital Business Ecosystem può essere definito come un “ambiente virtuale” in cui l’insorgere di un network tra le organizzazioni che lo popolano è reso più facile, efficiente ed efficace grazie all’utilizzo diffuso delle ICT. Tra le caratteristiche più rilevanti di tale modello vanno annoverate: la cooperazione dinamica tra i diversi soggetti economici e il processo collettivo di creazione e diffusione della conoscenza, aspetti in grado di stimolare la capacità d’innovazione e di adattamento delle imprese (in particolar modo delle PMI) alle condizioni del mercato.

La piattaforma DBE si rivela essere funzionale alle esigenze delle PMI poichè esse mostrano una resistenza al cambiamento nell’ambito dell’introduzione delle nuove tecnologie legata a fattori di natura sia organizzativa che economica. Una delle peculiarità del modello è quindi l’approccio “open” che riguarda non solo lo sviluppo della piattaforma tecnologica ma, soprattutto, la gestione e la condivisione della conoscenza al suo interno.

Lo sviluppo in Open Source della piattaforma DBE permette loro di utilizzare una piattaforma tecnologica facilmente personalizzabile in base alle loro esigenze, senza dover sostenere i costi dei software proprietari. Nel sistema delineato dall’utilizzo del DBE, la conoscenza viene creata e diffusa in maniera collettiva, grazie ai processi di cooperazione dinamica che si instaurano tra i diversi attori del sistema regionale. In questa maniera ciascun attore del sistema può fornire impulsi per l’innovazione e le idee innovative che, grazie a uno spirito imprenditoriale diffuso, possono essere recepite e sfruttate per creare sia vantaggi competitivi, per le imprese già esistenti, sia opportunità di business per le nuove imprese, la cui nascita è facilitata in un sistema “aperto” e con poche barriere all’ingresso quale è, appunto, il DBE. In questo modello, le PMI dispongono, anche grazie ai muovi meccanismi di cooperazione, di una maggiore quantità di conoscenza che può essere sfruttata per favorire l’adattamento alle esigenze del mercato delle imprese. Infine negli ecosistemi di business non vi sono aziende in posizioni dominanti e ciascun soggetto può fornire impulsi per l’innovazione, per lo sviluppo di idee nuove o di vantaggi competitivi.

Grazie a questa struttura, gli ecosistemi di business contribuiscono allo sviluppo regionale, poiché rendono il sistema economico più competitivo. Nel modello, le ICT hanno un ruolo fondamentale in quanto forniscono il mezzo e l’ambiente software che permette il networking: la loro adozione deve essere quindi pervasiva all’interno delle aziende, non solo in termini di un aumento della dotazione ma anche di una riorganizzazione interna e di un adeguamento delle competenze. L’infrastruttura tecnologica, sviluppata in open source, permette la creazione di comunità i cui partecipanti condividono conoscenza e modelli/processi di business, e non solo servizi e soluzioni tecnologiche.

Si può quindi affermare che il DBE si basa, oltre che sulle ICT, sulla conoscenza, sull’imprenditorialità e sulla cooperazione. La sua struttura permette, inoltre, di amplificare questi aspetti positivi, contribuendo all’affermarsi di una maggiore efficienza del mercato e alla crescita del sistema regionale.

Il DBE in fase di maturità è quindi un sistema auto-organizzante e che si autosostiene. Nella fase iniziale, invece, non lo è e l’implementazione richiede un approccio sistemico ed, in particolare, il contributo di regional catalyst e di politiche pubbliche al fine di realizzare adeguate strategie di sviluppo.

I regional catalyst sono organizzazioni regionali (pubbliche, private o miste) in grado di coinvolgere e guidare le PMI in iniziative di innovazione quali, ad esempio, l’integrazione dei processi di business attraverso l’utilizzo delle ICT.

Le politiche regionali possono agire in modo da facilitare l’insorgere di quelle condizioni che rendono un sistema regionale favorevole all’implementazione di un DBE - ovvero la conoscenza, la cooperazione, l’imprenditorialità e la diffusione delle ICT- e costituiscono, a livello generale, delle leve per promuovere lo sviluppo e la crescita regionale. Il DBE quindi riguarda il più generale sistema regionale e le politiche per la sua implementazione devono avere una impostazione sistemica.

Il grafico a seguire riassume il modello come è stato presentato:

L’IMPATTO DEL MODELLO DBE SULLO SVILUPPO LOCALE

Nella “nuova economia”, l’innovazione si configura come un processo sempre più collettivo e complesso e il DBE, promuovendo la conoscenza condivisa e la cooperazione, costituisce un valido modello per promuovere l’innovazione a livello locale.

L’innovazione, come modello collettivo, si basa sulla condivisione della conoscenza e sulla cooperazione. L’innovazione è quindi facilitata dall‘interazione tra una moltitudine di “proprietari di conoscenza” quali grandi e piccole imprese, università, agenzie di consulenza per le imprese e in particolar modo i Knowledge Intensive Business Service (KIBS), centri per la R&S, regional catalyst e associazioni di imprese. Tali soggetti apprendono attraverso i reciproci contatti e la condivisione della conoscenza.

Il DBE può avere un ruolo centrale nel promuovere l’innovazione a livello regionale, in quanto è in grado di favorire l’apprendimento interattivo e la condivisione della conoscenza, migliorando il potenziale regionale in termini di creazione di nuova conoscenza e competenze e infine aumentando il potenziale innovativo di una data regione.

La tabella che segue evidenzia i meccanismi e gli aspetti, presenti nel modello di sviluppo basato sul DBE che possono favorire l’innovazione in un contesto regionale.

L’IMPLEMENTAZIONE DI UN ECOSISTEMA DIGITALE DI BUSINESS E LE POLITICHE REGIONALI DI SUPPORTO

Come è stato detto inizialmente, il Digital Business Ecosystem è un sistema auto organizzante se pienamente sviluppato, ovvero quando raggiunge una “massa critica” per auto-sostenersi in termini di imprese coinvolte, di relazioni createsi tra le imprese e tra i soggetti del sistema regionale, di numero di applicazioni software sviluppate...

Nella fase iniziale invece, l’implementazione richiede la partecipazione di alcuni attori chiave: i centri di ricerca/di innovazione, le università; i regional catalysts; la comunità degli imprenditori (tramite le organizzazioni di rappresentanza) e le istituzioni pubbliche. Tutti questi attori giocano un ruolo chiave nella fase iniziale del DBE, creando incentivi per una maggiore adozione e utilizzo delle ICT e per lo sviluppo delle PMI.

In particolare, sono i regional catalyst e le politiche pubbliche ad avere un ruolo centrale in quanto sono in grado di realizzare adeguate strategie di sviluppo e di fornire degli strumenti in grado di ovviare o limitare le criticità di questo modello (ad esempio si possono citare gli elevati costi di formazione e coordinamento delle risorse umane, regimi di proprietà intellettuali rigidi… ).

I regional catalyst sono delle organizzazioni (pubbliche, private o miste) che operano a livello regionale e che sono in grado di coinvolgere e guidare le PMI verso l’integrazione dei processi di business basati sulle ICT. Le istituzioni pubbliche, attraverso le politiche regionali, possono promuovere uno sviluppo regionale in linea con il modello del DBE.

I regional catalyst hanno ricoperto un ruolo centrale nell’Integrated Project (IP) finanziato dal Sesto Programma Quadro dell’Unione Europea: il progetto ha implementato la piattaforma tecnologica del DBE e ne ha favorito l’introduzione in tre regioni europee. Più specificamente, nel IP i regional catalyst hanno supportato la diffusione della piattaforma tecnologica presso il sistema imprenditoriale regionale: essi hanno agito coinvolgendo software house locali (driver e implementer) per lo sviluppo e la personalizzazione della piattaforma tecnologica e imprese (user), appartenenti a uno o più settori produttivi, per testarne l’utilizzo. Le esperienze delle 3 pilot regions (Aragon, West Midlands e Tampere) forniscono delle prime indicazioni sull’implementazione di un DBE all’interno del sistema imprenditoriale, ma la loro dimensione non consente di trarre delle conclusioni definitive per quanto riguarda il livello regionale nel suo complesso, in quanto esse si sono prevalentemente concentrate sull’implementazione e diffusione della piattaforma tecnologica e hanno coinvolto principalmente le PMI locali. Per elevare il DBE a modello per lo sviluppo regionale, occorre coinvolgere nel processo di implementazione anche altri attori e altri ambiti di competenza: l’implementazione di un DBE come modello per lo sviluppo regionale richiede infatti un approccio sistemico.

Conseguentemente, le politiche regionali assumono un ruolo centrale nel momento in cui promuovono l’insorgere o il rafforzamento di quelle condizioni che rendono un sistema regionale favorevole all’implementazione di un DBE, ovvero si focalizzano sugli aspetti chiave di tale modello. In tale contesto. Nella transizione verso questo modello di organizzazione locale, le politiche regionali devono quindi focalizzarsi sulle seguenti linee strategiche:

  1. imprenditorialià diffusa e competitività, anche a livello internazionale, ovvero promuovere una mentalità imprenditoriale diffusa e stimolare la competitività;
  2. aumentare la cooperazione, ovvero favorire l'interazione tra i soggetti del sistema da cui possono derivare impulsi e stimoli per l'innovazione;
  3. Promuovere la conoscenza diffusa, ovvero valorizzare la centralità della conoscenza come opportunità per creare valore;
  4. Favorire lo sviluppo e la diffusione delle competenze e l'uso delle ICT, ovvero valorizzare, promuovere e diffondere le potenzialità che le ICT e le soluzioni Open Source offrono.

I primi tre macro-obiettivi si rivolgono allo sviluppo del contesto industriale e istituzionale mentre il quarto allo sviluppo del contesto ICT. Dalla sinergia tra le strategie individuate per ogni macro-obiettivo può emergere uno specifico approccio regionale rivolto allo sviluppo del modello DBE.

LA NUOVA PROGRAMMAZIONE COMUNITARIA

Il modello di sviluppo regionale basato sull’introduzione del DBE riguarda aspetti e temi che trovano riscontro anche nella nuova programmazione comunitaria europea per il periodo 2007-2013. Gli ecosistemi digitali di business insistono su temi che non riguardano esclusivamente lo sviluppo della Società dell’informazione in quanto promuovono lo sviluppo del sistema economico regionale nel suo complesso, investendo temi quali la conoscenza condivisa, l’aumento dell’imprenditorialità e il rafforzamento dei meccanismi di cooperazione tra i diversi attori.

A questo proposito, il Settimo Programma Quadro individua come prioritaria, tra le quattro aree strategiche di cui è composto, quella relativa alla cooperazione, a cui vengono destinati 32,3 mld di euro (quasi il 60% dei finanziamenti totali previsti dal Programma), con l'obiettivo di incentivare i legami tra l'industria e la ricerca in un quadro transnazionale. All'interno di quest'area sono inoltre previsti finanziamenti specifici diretti alla diffusione delle ICT come fattore chiave per il processo di sviluppo competitivo europeo.

Per quanto riguarda la politica regionale e di coesione per il periodo 2007-2013, il Consiglio dell'Unione Europea ha individuato, tra gli orientamenti strategici comunitari, uno che mira a “promuovere l’innovazione, l’imprenditorialità e lo sviluppo dell’economia della conoscenza mediante lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, comprese le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione” e che può essere correlato al modello di sviluppo locale basato sul DBE.

Si suggerisce quindi un ri-orientamento strutturale dell’economia verso le attività basate sulla conoscenza, intervenendo per accrescere il livello di ricerca e sviluppo tecnologico, specialmente nel settore privato; per promuovere l’innovazione attraverso prodotti, processi e servizi nuovi o migliorati per far fronte alla concorrenza internazionale; per aumentare la capacità regionale e locale di produrre e assorbire nuove tecnologie (in particolar modo le ICT); per sostenere maggiormente l’assunzione di rischi. Questo ri-orientamento scaturisce dalla consapevolezza che uno dei fattori che limitano l’innovazione in Europa è la difficoltà a trasformare la conoscenza e gli sviluppi tecnologici in prodotti e processi commerciali. A questo si affianca il ritardo che le PMI scontano nei confronti dell'adozione delle ICT, fattore che impedisce loro di sfruttare appieno le opportunità che queste offrono.

Diventa dunque necessario sia rafforzare le capacità nazionali e regionali in materia di R&S, incentivando gli investimenti nelle infrastrutture connesse alle ICT, sia diffondere tecnologie e conoscenza attraverso opportuni trasferimenti tecnologici e meccanismi di scambio. Inoltre si sottolinea come “le piattaforme tecnologiche europee presentino il potenziale per far corrispondere meglio i programmi di ricerca alle esigenze delle imprese”. La diffusione delle ICT costituisce infatti “un impulso per il miglioramento della produttività e della competitività delle regioni”.

Il Consiglio individua quattro orientamenti su cui le strategie regionali devono concentrarsi:

  • aumentare e indirizzare meglio gli investimenti nella Ricerca e Sviluppo Tecnologico;
  • facilitare l’innovazione e promuovere l’imprenditorialità;
  • promuovere la Società dell’informazione;
  • migliorare l’accesso al credito.

In conclusione, il DBE trova spazio nella futura programmazione regionale sia all'interno del Settimo Programma Quadro - le cui linee guida prospettano e promuovono una visione dello sviluppo locale “a ecosistema” - sia negli orientamenti strategici comunitari in materia di coesione - in cui il DBE, focalizzandosi sull'imprenditorialità, la cooperazione, la conoscenza e le ICT, si inserisce appieno, non solo come semplice strumento che ne favorisce lo sviluppo, ma anche come espressione di una nuova concezione dell'innovazione da parte delle politiche comunitarie.

BIBLIOGRAFIA

IP DBE DELIVERABLE

Del 27.1 “Territorial Social Capital and Driver SMEs” ;
Del 31.3 “Innovation Cluster Benchmark Report”;
Del 31.1 “ Analysis and specification of current and potential regional catalysts”;
Del 13.1 “Economic models of software ecosystems”
Disponibili sul sito del IP http://www.digital-ecosystem.org/

ALTRI DOCUMENTI SUL IP DBE

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http://www.digital-ecosystems.org/events/2005.04/050418_regwk_summ.pdf

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POLITICHE EUROPEE

Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione 2007-2013
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Sesto Programma Quadro
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Settimo Programma Quadro
http://cordis.europa.eu/fp7/home_en.html

SITOGRAFIA

Ecosistemi digitali di Business
http://www.ecosystemedaffaires.net/

IP DBE
http://www.digital-ecosystems.org/

Progetti del DBE cluster
http://www.digital-ecosystem.org/

T6 (partner del IP DBE) sugli Ecosistemi digitali di Business
http://www.t-6.it/blog/

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