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Rethinking the European ICT agenda10 svolte per il futuro dell'ICT europeoAd Amsterdam un workshop internazionale dedicato allo sviluppo della società della conoscenza ed al ruolo che l'ICT giocherà sul fronte della crescita economica e sociale Con l'appuntamento del 29 e 30 settembre 2004 ad Amsterdam, l'Europa compie un'ulteriore svolta nel tentativo di raggiungere lo sviluppo di una "economia fondata sulla conoscenza la più competitiva e dinamica del mondo".
In un documento di analisi commissionato dalla Presidenza olandese dal titolo "Rethinking the European ICT Agenda", discusso da 125 rappresentanti dei governi, del mondo accademico e imprenditoriale in una due giorni di brain storming, vengono delineati i punti essenziali di quella che sarà l'evoluzione dello sviluppo della società dell'Informazione in Europa.
Il documento prevede anche una prospettiva comparata, grazie all'analisi complementare delle politiche in favore dell'ICT di paesi emergenti e non, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Corea al Giappone all'India, tutti accomunati da una precisa strategia di gestione dello sviluppo fondata appunto sull'ICT.
Ed è proprio "svolta" - breakthrough - il termine utilizzato per individuare una serie di punti essenziali per rendere gli obiettivi di Lisbona più aderenti alla realtà che si è venuta a creare dopo il crollo della new economy.
Molti dei punti evidenziati come "critical mission" a Lisbona, dall'accessibilità dell'informazione alla banda larga, dalle fasi di sviluppo dell'e-government alla riorganizzazione del backoffice alla riduzione del digital divide, si sono rivelati, secondo il rapporto, eccessivamente focalizzati sull'accesso indifferenziato alla tecnologia, senza dedicare adeguata attenzione al livello di comprensione del valore degli strumenti in dotazione.
Questo, sul fronte delle imprese, ha significato una corsa all'acquisizione senza che vi fossero i presupposti organizzativi e funzionali per un corretto utilizzo delle tecnologie a disposizione, accrescendo il digital divide tra le PMI, prive delle risorse economiche necessarie e le grandi imprese, dotate comunque di tecnologie non interoperabili e troppo complesse rispetto al livello di consapevolezza, di cultura tecnologica e di organizzazione interna di cui disponevano.
Sul fronte dell'industrializzazione del prodotto, il mercato ICT ha manifestato, alla luce del rapporto, una forte attenzione al time to market, motivata dalla fame di tecnologia che le imprese avevano in piena bolla speculativa, che ha spesso portato a distribuire prodotti non integrati, non interoperabili pensati senza alcuna visione strategica globale, ed in particolare europea.
Il documento evidenzia infatti come sia necessario sviluppare una visione europea delle politiche legate all'ICT che permetta lo sviluppo di tecnologie fondate su una strategia europea di sviluppo, in una logica non propriamente protezionistica, ma capace di favorire innanzitutto la competitività del mercato interno, e la capacità delle imprese europee di affacciarsi sui mercati internazionali in modo efficace e competitivo.
Inoltre, la pressione della domanda e la certezza che il mercato avrebbe continuato a crescere a dismisura, hanno determinato un approccio fondato su grandi investimenti dal ritorno non immediato (cinque anni è il tempo stimato perché un investimento di questa natura comporti un ritorno adeguato), che, con il crollo del mercato, ha portato ad una fortissima sfiducia a tutti i livelli, dall'impresa al cittadino, riportando al centro del dibattito il rapporto tra sicurezza e fiducia nell'ICT.
E' alla luce di queste considerazioni, sviluppate in prospettiva comparata, che il rapporto individua una serie di punti essenziali, le "svolte" appunto, che correggono parzialmente gli obiettivi di Lisbona, rendendoli più operativi alla luce delle nuove condizioni del mercato globale e della precisa consapevolezza che vi sia la necessità di costruire una strategia Europea per l'ICT legata alle logiche di mercato ma con una particolare attenzione alla dimensione sociale.
Ma vediamo in sintesi i nodi individuati dallo studio:
Breakthrough 1. Evolvere dalle politiche di diffusione della connettività all'applicazione di soluzioni tecnologiche complesse, creando un contesto culturale capace di valorizzarne la funzionalità.
Breakthrough 2. Standardizzare gli ambienti tecnologici europei per favorire la competitività delle imprese, accrescere la cooperazione ed affrontare i mercati esterni all'area Euro.
Breakthrough 3. Accelerare l'ingresso di tecnologie avanzate - disruptive technologies - capaci di modificare in modo significativo il contesto in cui sono introdotte.
Breakthrough 4. Valorizzare la diffusione dei contenuti digitali nella logica nota come "any content, anytime, anywhere, any platform" - qualsiasi contenuto, su qualsiasi piattaforma, ovunque, in qualsiasi momento - per favorire la diffusione della conoscenza e renderla accessibile con qualsiasi modalità in una logica multipiattaforma.
Breakthrough 5. Definire gli standard: l'affermazione di un'eccellente industria dell'ICT Europeo richiede la definizione di standard a cui attenersi per favorire l'interoperabilità e l'integrazione tra sistemi. Questo sarà possibile solo grazie alla definizione di una politica strategica elaborata a livello comunitario e incoraggiata dei singoli stati membri.
Breakthrough 6. Elaborare un risposta strategica alla migrazione delle produzioni in aree a basso costo, facendo dell'ICT uno degli strumenti di crescita e di riconversione.
Breakthrough 7. Modernizzare la politica di allocazione dello spettro delle frequenze rendendola più flessibile ed armonizzata a livello europeo per garantire l'affermazione di protocolli standard a tutti i livelli.
Breakthrough 8. Implementare delle soluzioni di sicurezza capaci di rassicurare il consumatore e renderlo più fiducioso rispetto all'uso dell'ICT, dei servizi online e dell'e-commerce, favorendo così l'alfabetizzazione, la diffusione dell'uso delle nuove tecnologie e la crescita del mercato interno dell'ICT.
Breakthrough 9. Modificare la politica di e-inclusion dalla logica dell'"accesso per tutti" alla logica dell'alfabetizzazione e della formazione necessaria non solo ad accedere alle tecnologie ma ad utilizzarle pienamente e correttamente.
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