IRISI PIEMONTE - VERSIONE STAMPABILE


Home > 

La Società dell'Informazione in Europa

La gestione della transizione alla Società dell’Informazione è una delle sfide economiche e sociali più importanti che l’Europa si trova ad affrontare. Di seguito una sintesi dei principali concetti e strumenti proposti dall'Unione Europea per coglierne le opportunità di sviluppo.

I concetti: da Delors a Bangemann ai libri Verdi
Il termine “Società dell’Informazione” venne usato per la prima volta nel 1993 proprio all’interno di un documento dell’Unione Europea, il Libro bianco su crescita, competitività e occupazione, il cosiddetto “rapporto Delors”. In esso si suggeriva di sostituire il concetto di “autostrade dell’informazione”, in uso negli Stati Uniti, con quello di “Società dell’Informazione”, più orientato sia a rispecchiare le trasformazioni sociali, oltre che economiche, in corso a livello mondiale determinate dalla diffusione delle ICT, sia a nascondere un certo “determinismo tecnologico” insito nel concetto nord-americano. Naque così il paradigma della distribuzione universale dei servizi di comunicazione: al centro di questo nuovo sistema di pensiero, vi è dunque l'attività di raccolta, elaborazione e trasferimento delle informazioni.

Sulla base di una proposta contenuta all’interno del Libro Bianco, il Consiglio Europeo del dicembre 1993 convocò un gruppo di esperti di alto livello affinché redigesse un rapporto sulla Società dell’Informazione, suggerendo misure concrete per la sua implementazione: il cosiddetto Rapporto Bangemann. Alcune delle dieci proposte d’azione contenute in questo rapporto sono tutt’ora al centro del dibattito, come la diffusione del telelavoro, lo sviluppo dell’e-learning, la creazione di una rete transeuropea delle Pubbliche Amministrazioni e per l’assistenza sanitaria, la gestione informatizzata del traffico stradale e aereo.

In seguito al Rapporto Bangemann, la Commissione Europea nel 1994 lanciò l’Iniziativa Interregionale per la Società dell’Informazione (IRISI, Inter-Regional Information Society Initiative). L’obiettivo dell’iniziativa IRISI, alla quale ha partecipato sin dall’inizio il Piemonte, era di analizzare la realtà regionale e le opportunità di sviluppo e riunire poi attori regionali (sindacati, organizzazioni imprenditoriali, le università, i centri di ricerca e le autorità del governo territoriali ecc.) per avviare politiche a sostegno dell’innovazione. IRISI ha rappresentato la prima manifestazione concreta di un interesse e di una fiducia crescenti, da parte delle autorità europee, da una parte nelle potenzialità dell’azione socio-politica delle Regioni europee, dall’altra, nello sviluppo legato alla Società dell’informazione.

Nel 1994 venne steso il primo Piano di Azione “A Europe’s way to the Information Society” e creato un “Ufficio Europeo per la Società dell’Informazione”. Si attivò anche il primo “Forum Europeo per la Società dell’Informazione” (1995), che dette vita ad un dibattito a livello comunitario e internazionale inerente l’impatto della Società dell’Informazione nei suoi aspetti tecnici, economici, sociali e legislativi. Tale prima analisi del concetto si ritrova soprattutto nel “Libro Verde sull’Innovazione”, e nel Libro Verde “Vivere e lavorare nella Società dell’Informazione”, nei quali la Commissione Europea indicava le azioni da mettere in atto a livello comunitario per aumentare la capacità innovativa europea e realizzare una Società dell’Informazione socialmente inclusiva e sostenibile.

Verso le politiche per l'Information Society del 2000
Ai sopracitati Libri Verdi fece seguito l’aggiornamento del Piano d'azione “A Europe’s way to the Information Society”, la pubblicazione nel 1997 del “Libro Verde sulla Convergenza delle Telecomunicazioni, dei Media e della Tecnologia dell’Informazione” e del “Libro Verde sull’Informazione nel Settore Pubblico” nel 1999, la diffusione del Rapporto 1999 del Forum Europeo per la Società dell’Informazione, costituito quattro anni prima. Sempre nel 1999 vengono istituite le Direzioni Generali Impresa e Società dell'Informazione, guidate dal finlandese Erkki Liikanen. Dal 2002 tale istituzione ha assunto compiti più specifici e cambiato il nome in “Direzioni Generali per la Società dell’Informazione e i Media”. Il direttore per il periodo 2002-2006 è Fabio Colasanti.

I piani d’Azione e-Europe
A partire dal celebre Consiglio di Lisbona del marzo 2000, all’interno del quale è stato formulato l’obiettivo di "rendere l’economia europea la più competitiva al mondo entro il 2010", le politiche comunitarie per la Società dell’Informazione hanno preso la forma di Piani d’Azione organici ed articolati.

Il percorso per la stesura di tali linee d’azione è iniziato in occasione del vertice europeo di Helsinki del dicembre 1999, dove l’allora Presidente della Commissione Romano Prodi ha presentato una comunicazione relativa alla stesura di un primo Piano d’Azione “e-Europe: una Società dell’Informazione per tutti”. La finalità era di sviluppare una politica organica di lungo periodo: il Consiglio e la Commissione, recependo tale necessità, hanno dunque successivamente elaborato il “Piano d’Azione globale e-Europe 2002", adottato nel giugno 2000.

Sono tre gli obiettivi principali evidenziati da eEurope 2002, ciascuno articolato in precise linee d’azione che rappresentano altrettante finalità da raggiungere con la collaborazione della Commissione, degli Stati Membri, dell’industria e dei cittadini europei:

Questo primo Piano d’Azione è stato integrato nel maggio 2002 col Piano eEurope 2005, che pur mantenendo gli obiettivi del precedente progetto, ha concentrato gli sforzi nei settori dove le politiche pubbliche possono portare un valore aggiunto e contribuire a creare un ambiente positivo per gli investimenti privati. Per questo, eEurope2005 mira a rinforzare lo sviluppo di:

Con il lancio della più recente iniziativa, i2010 — Una Società dell’Informazione europea per la crescita e l’occupazione, del giugno 2005, la Commissione ha proposto quattro obiettivi prioritari, da conseguire entro il 2010, ad integrazione e completamento del precedente Piano eEurope 2005:

I Programmi Quadro per Ricerca e Sviluppo
Dal 1984, l'Unione Europea propone politiche per la ricerca e lo sviluppo tecnologico basate su Programmi Quadro pluriennali. Tali programmi costituiscono uno strumento che esercita un notevole impatto sulle attività di ricerca negli Stati membri: essi sono aperti a tutti i soggetti giuridici (persone fisiche, imprese, università, organismi di ricerca ecc.) stabiliti nei 25 Stati membri e Stati associati (Bulgaria, Israele, Romania e Svizzera).

A partire dal IV PQRS (1994-98), all’interno del Programma vengono predisposti provvedimenti in favore della Società dell’Informazione, della telematica e delle ICT, in armonia con analoghe azioni e finanziamenti presenti anche all’interno di altri Regolamenti comunitari (Fondo Europeo Sviluppo Regionale, Fondo Sociale Europeo), che hanno iniziato a sostenere lo sviluppo della Società dell’Informazione come condizione necessaria per la competitività regionale.

Il successivo Quinto Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo, relativo agli anni 1998-2002, ha fatto confluire tutti i precedenti programmi per la Società dell’Informazione (ESPRIT, ACTS e TELEMATICS), introdotti nel IV PQRS, nella priorità tematica “Tecnologie per la Società dell’Informazione (IST) — Creare una Società dell'informazione di facile uso”: essa è stata pensata per contenere, in maniera più organica e sistemica, queste ed altre misure specifiche per la promozione della ricerca e dell’innovazione nelle ICT e il loro uso e diffusione.

Il Sesto Programma Quadro, in vigore per il periodo 2002-06, ha integrato gli obiettivi del precedente e rilanciato le azioni per la Società dell'Informazione, contenute all’interno di due priorità tematiche:

Il Settimo Programma Quadro (2007-2013), armonizzandosi perfettamente, sia con il suo predecessore che con la Strategia di Lisbona, pone l'accento sulle ICT come chiave per il processo di sviluppo competitivo europeo. A testimoniarne l'importanza, è la significativa quota di finanziamenti destinata a questo tema all'interno del programma Cooperazione: ben 9,1 miliardi di euro dei 50,5 globali del VII PQ. Questo specifico programma, che mira a incentivare la cooperazione e a rafforzare i legami tra l'industria e la ricerca in un quadro transnazionale, si suddivide a sua volta in 9 obiettivi: 1. salute; 2. prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie; 3. tecnologie dell'informazione e della comunicazione; 4. nanoscienze, nanotecnologie, materiali e nuove tecnologie di produzione; 5. energia; 6. ambiente (compresi i cambiamenti climatici); 7. trasporti (compresa l'aeronautica); 8. scienze socioeconomiche e scienze umane; 9. sicurezza e spazio.
Gli altri programmi specifici che compongono il VII PQ sono: "Idee" (che prevede la creazione di un Consiglio europeo della ricerca autonomo per sostenere la ricerca di base), "Persone" (che intende rafforzare le attività a favore dei singoli ricercatori -azioni Marie Curie- tra cui la mobilità e lo sviluppo delle carriere di ricerca) e "Capacità" (che punta al rafforzamento delle attività per migliorare la capacità di ricerca e di innovazione in tutta Europa).

stampa pagina
Contenuti correlati:
  1. IST 2006 ed il lancio del VII Programma Quadro: ICT avanti tutta [approfondimenti]
  2. Unione Europea: verso il VII° Programma Quadro (2007-2013) [approfondimenti]

http://www.irisipiemonte.it